ciao VANIA

 
 

SCRITTI DI VANIA


L’uomo è abitudinario.

L’uomo vuole sempre le stesse cose.

Non vuole mai cambiare modo di fare pensare relazionare.


Dio vuole cambiare completamente.

Dio non vuole la mediocrità spirituale.

Dio vuole elevarsi dalla terra al cielo.


Il cielo è il luogo dove Dio è in comunione con l’uomo       [vai]

 

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scritti di Vania






Mercoledì, Dicembre 01, 04

Alda Merini


Mercoledì, Dicembre 01, 2004


Spazio, spazio, io voglio, tanto spazio

per fortissima muovermi ferita:

voglio spazio per cantare e crescere

errare e saltare il fosso

della divina sapienza.


Spazio datemi spazio

ch’io lanci un urlo inumano,

quell’urlo di silenzio negli anni

che ho toccato con mano.


 

LETTERA, I FATTI:


Mercoledì due settembre. Mia moglie si alza per andare agli esami. Vania non è più con noi, a dormire per terra. Va in camera sua. È lì. Non dorme, la saluta: “come va?” La risposta è un suono, un’espressione, vuol dire: non va bene.

Torna a salutarmi e mi dice che Vania è in camera sua, sveglia. Sono circa le otto e mezza. Il peggio è passato. Le crisi vengono soprattutto di sera. Alle tre del pomeriggio Vania andrà dal suo dottore e ricomincerà a prendere i farmaci che aveva interrotto da quindici giorni sotto la pressione delle sue voci, voci che ultimamente si erano fatte sempre più minacciose, paurose, tanto che la sera precedente era corsa da noi urlando e chiedendo di esser portata in psichiatria perché lì si sentiva protetta.     [vai]


COMMIATI:


Quando penso alla mia amica Vania, ripenso sempre al nostro primo incontro, avvenuto alla fine del 2004 alla Scuola di Musica G. Verdi di Prato. Pensai subito di avere conosciuto una creatura ultraterrena, tanto era bella, impalpabile, ma al tempo stesso inconsapevole di tanta bellezza.


Scoprimmo in seguito di avere molte cose in comune: avevamo entrambi la capacità di percepire, quasi di sfiorare, l’uno l’anima dell’altra. Spesso parlavamo della nostra esistenza, ma ne parlavamo in modo quasi distaccato, come se parlassimo della vita di altre persone. Sia Vania che io avevamo avuto fin da piccoli la tragica consapevolezza che eravamo stati scelti per qualcosa di più grande della vita stessa. Ho infatti pensato spesso, ed oggi più che mai, che Vania percepisse quasi l’ingombro della vita materiale, come se fosse stata leggera come una piuma, ma incatenata ad un macigno.                                                            [vai]